Non si può negare che Uòlter sia stato di parola, quando annunciava un profondo rinnovamento delle candidature del Pd rispetto alle liste un po' ammuffite dei Ds e della Margherita alle elezioni del 2006. Molti giovani, molte donne, molti volti nuovi (almeno per la politica) negli elenchi stilati l'altroieri, proprio mentre il Cainano, anzi il Cainonno rendeva significativamente visita al Partito dei Pensionati. Ma c'è un ma grosso come una casa, che riguarda il Sud. E soprattutto la Sicilia, la Calabria e la Basilicata, le tre regioni più devastate negli ultimi anni dagli scandali di malapolitica e malasanità. Qui il rinnovamento, a essere generosi, s'è fermato a metà.
In Lucania si ricandidano gli indagati Margiotta e Bubbico.
Ma il peggio accade in Sicilia, dove le liste sono state compilate dal leader del Pd Francantonio Genovese, con la consulenza – pare - di due vecchie volpi come Totò Cardinale (Margherita) e Mirello Crisafulli (Ds).
Crisafulli naturalmente nelle liste c'è, sebbene nel 2001 fosse stato filmato dalle telecamere nascoste dai carabinieri mentre incontrava e baciava in un hotel di Pergusa il boss di Enna, Raffaele Bevilacqua, già condannato per mafia, reduce dal soggiorno obbligato e in quel momento agli arresti domiciliari, col quale parlava di appalti e assunzioni, dandogli del tu.
In lista c'è anche Genovese, sindaco di Messina, titolare di un discreto conflitto d'interessi riconosciuto anche da Violante ("la nuova legge sul conflitto d'interessi dovrà valere non solo per Berlusconi, ma naturalmente anche per il sindaco di Messina"). Genovese infatti è socio della ditta di traghetti che di fatto ha il monopolio dei trasporti dal porto messinese a quello di Salerno, ditta che ha come socia di maggioranza la famiglia Franza, tant'è che Genovese è stato ribattezzato "Franz-antonio"). E qualche mese fa aveva proposto di imporre un ticket agli automobilisti e ai camionisti di passaggio: ottima scelta ambientalista, se non fosse che il sindaco promotore del ticket e l'esattore delegato a riscuoterlo potrebbero essere la stessa persona: l'ottimo Franz-Antonio, in società - si capisce - coi Franza.
Quanto a Cardinale, essendo un veterano del Parlamento, ha ceduto il passo alla figlia Daniela: per lui il seggio è ereditario.
Nelle liste siciliane del Pd trovano posto anche Nuccio Cusumano, arrestato nel '99 a Catania per concorso esterno in associazione mafiosa a proposito degli appalti truccati dell'ospedale Garibaldi: poi è stato assolto per la prima accusa, mentre la seconda è caduta in prescrizione.
Uno dirà: niente condanna, dunque candidatura. Ma allora come si spiega la presenza, nelle stesse liste siciliane, del margherito Enzo Carra, condannato a 1 anno e 4 mesi per false dichiarazioni al pool di Milano, praticamente per aver tentato di depistare le indagini sulla maxitangente Enimont?
Non si era detto: niente condannati, nemmeno in primo grado? O si vuole forse sostenere che mentire sotto giuramento alla Giustizia non sia un reato grave? Bill Clinton, per aver mentito sotto giuramento al Gran Giurì sulla sua fedeltà matrimoniale - e non in veste di testimone, ma di indagato - rischiò di giocarsi la presidenza.
Completa il quadro dei sicuri rieletti in Sicilia Luigi Cocilovo (assolto da una mazzetta da 350 milioni di lire solo perché era cambiata la legge e le dichiarazioni del suo accusatore non potevano più essere usate contro di lui, ma solo contro il suo corruttore, regolarmente condannato per averlo corrotto).
Tutte scelte difficili da spiegare, soprattutto se si pensa che non è stato ricandidato Beppe Lumia, vicepresidente dell'Antimafia, che da anni vive sotto scorta per le minacce dei clan. E nemmeno un altro simbolo delle battaglie per la legalità come Nando Dalla Chiesa. Il leader della Confindustria Ivan Lo Bello, in prima linea contro il racket, ha subito protestato. E quando la politica prende lezioni di antimafia dalla Confindustria...
di Marco Travaglio per l'Unità (05/03/2008)
ROMA -
non fondo un partito, ma visto che in questo periodo ognuno apre bocca e dice stronzate sullo Stato, su come dovrebbe essere, dico la mia quota di stronzate, poi voi giudicherete se lo Stato che vorrei è quello che vorreste anche voi.Dove ti aspetti il maggior rispetto delle regole è proprio dove invece accade di tutto. E’ un periodo difficile per gli appalti nella provincia di Lucca, in particolare nei settori dove i lavoratori sono più deboli, come nel settore delle pulizie. Oltre al caso recente e difficile delle scuole, dove la situazione è gravissima in merito alle pulizie ed alla bidelleria e dove dopo il primo sciopero effettuato probabilmente ne seguiranno altri, si registra un malessere generale. Ma la contraddizione più incredibile è che persino dove si dovrebbe avere maggiore attenzione per la legalità non si è riusciti a fare una gestione del cambio di appalto nel rispetto delle regole. Il Segretario Generale Provinciale della Filcams Cgil, Massimiliano Bindocci si riferisce ai tre cambi di appalto, avvenuti il 1 Ottobre,nel servizio di pulizia nella Prefettura, nelle caserme di Polizia ed in quelle dei Carabinieri che coinvolgono circa 40 lavoratrici. “Al di là delle considerazioni in merito ai criteri con cui si è aggiudicata la gara, che ha visto prevalere una serie di aziende lontane dal territorio con difficoltà di relazioni, e con criteri purtroppo ispirati sempre alla logica del massimo ribasso, e nonostante i contatti con gli uffici della Prefettura che gestivano la gara in cui richiedevamo garanzie ed attenzioni, la situazione che si è verificata è drammatica”, rifersice il Sindacato. In nessuno dei tre casi di cambio di appalto si è potuta seguire la procedura prevista dal CCNL in merito: le ditte uscenti non hanno inviato nei modi e nei tempi previsti le liste dei dipendenti con le ore, come previsto dal CCNL di categoria, cosa che ha reso impossibile lo svolgimento degli incontri propedeutici ai cambi di appalto per la verifiche del caso. Insomma “una serie di irregolarità contrattuali proprio in casa della Prefettura, della Polizia e dei Carabinieri, nonostante che la Filcams Cgil avesse chiesto a più riprese la massima attenzione, anche perché la situazione era da tempo preoccupante visto che abbiamo una serie di vertenze retributive con le persone che lavorano nelle pulizie nei cantieri di Polizia e Carabinieri che davano già il segnale di un malessere diffuso e già ripetutamente segnalato”. Risultato, dunque, che da ieri c’è, in diverse di queste realtà. personale che lavora senza che sia stato firmato nessun contratto, nè fornito il materiale, c’è personale che non è stato pagato regolarmente e che ha perso ore o salario da questo cambio di appalto. “Abbiamo quindi inviato una comunicazione, chiedendo che la Direzione Aziendale del lavoro convochi le parti ed indicendo uno sciopero con i tempi previsti nel settore dei servizi pubblici essenziali, sono quindi avvenuti i primi contatti con la direzione del Provinciale del Lavoro, per cui dovrebbe essere convocato un incontro verso metà Ottobre, e lavoreremo affinché la situazione si sblocchi.Quello che accadrà è che se non si troveranno soluzioni soddisfacenti per chi lavora, lo sciopero si farà e con presidio.
Anche se la responsabilità diretta è delle aziende che dovevano comportarsi seguendo il CCNL, riteniamo che la Prefettura nel gestire questa gara poteva fare di più per tutelare chi vi lavora”. Il personale coinvolto sembra riguardi sedici lavoratrici nelle caserme dei Carabinieri, circa quindici nelle caserme della Polizia e tre in Prefettura.
Il Sindacato farà ovviamente tutte le vertenze individuali, ma sembra davvero grave che questa cosa accada proprio presso le realtà dove le regole dovrebbero essere la regola…