Cito qui una parte dell'articolo scritto da Flavia Amabile su La Stampa: All'improvviso negli ultimi giorni sono apparsi dei manifesti in numerose zone di Roma. Dicono: «Nono comandamento: Non desiderare la donna d'altri. No alla violenza sulle donne», come potete vedere nella foto qui sotto inviata da una ragazza che li ha fotografati al volo ieri pomeriggio. Sono il seguito di una campagna organizzata da un'associazione chiamata Trifoglio, nata all'epoca del Family Day, formata da persone della destra papalina, fieramente antiabortista. Molti del Trifoglio hanno iniziato la loro attività come giovani di Storace in An. Sono molti vicini anche al movimento Con Cristo per la Vita che a Verona già dal 2001 al grido di “basta al peccato” organizzava incontri di preghiera settimanali davanti all’ospedale pubblico nei giorni in cui venivano realizzate le IVG, distribuendo volantini con immagini raccapriccianti e apostrofando le donne che si recavano nella struttura con l’epiteto di “assassine!”.
E adesso parlo io. Innanzitutto questo manifesto mi fa ribrezzo. "Non desiderare la donna d'altri", che vuol dire? Che la donna è un oggetto e appartiene a qualcuno? È proprio per questa stupida, incivile e schifosa credenza che le donne ancora oggi subiscono violenze, soprattutto in famiglia da mariti e compagni che si sentono in diritto di picchiarle, violentarle o ucciderle se gli va, perché le considerano di loro proprietà. Questa gente che appende manifesti del genere in giro per Roma non ci ha mai pensato? Io da donna mi sento offesa e presa in giro a vedere immagini e scritte che sembrano quasi incitare alla violenza domestica: tanto è commessa da chi possiede la donna, giusto? Finché in Italia ci sarà gentaccia del genere convinta di queste cose, la condizione delle donne non potrà mai cambiare. Pensano di difenderci in questo modo? Allora lasciate pure perdere, perché otterrete l'effetto contrario. Preferisco di gran lunga difendermi da sola, piuttosto che avere gente così che sostiene nel 2008 che le donne appartengano a qualcuno.
Per non parlare dell'aborto: ormai ne ho fin sopra i capelli. L'altra settimana mi è persino capitato di discutere con un intelligentone cattolico, antiomosessuali e razzista che è riuscito pure a dirmi che io ammazzo i bambini, perché sono favorevole. Venerdì scorso mi trovavo proprio a Roma e ho visto un manifesto simile con l'immagine di un feto e la scritta: "Quinto comandamento. Non uccidere. No all'aborto".Penso che certe persone non abbiano un minimo di intelligenza, oppure vedono la vita con i paraocchi. Ho parlato di prevenzione, di anticoncezionali, di educazione sessuale, di aiuti alle ragazze madri: ho parlato di tutto quello di cui si poteva parlare, perché pur essendo favorevole all'aborto, non credo che debba essere utilizzato come anticoncezionale, visto tutto quello che c'è a disposizione oggi per evitare le gravidanze indesiderate. Credo però che ogni donna debba essere libera di decidere, perché la maternità è una scelta libera e consapevole, non un obbligo. Addirittura mettersi a fare sceneggiate davanti a un ospedale PUBBLICO (non cattolico, perché l'Italia dovrebbe essere uno stato laico), mi sembra a dir poco osceno. Chi si permette di bollare una donna come assassina perché decide di abortire è un emerito ignorante che dovrebbe imparare a guardare di più se stesso, prima di sputare veleno sugli altri.
Tutto questo è la prova che il nostro è un paese incivile, maschilista e irrispettoso nei confronti delle donne e delle loro sofferenze. Certa gente medievale dovrebbe VERGOGNARSI! Facciamo vedere a tutti che cosa appendono in giro questi finti "difensori delle donne". Spero che qualcuno a Roma abbia la decenza di stracciare questo schifo che è un'altra (l'ennesima) offesa per tutte le donne.
redattrice Wonderely
forse è la volta buona.
Antonella Soldo e Antonella Tremacere di Radio Radicale a Viareggio per intervistare Letizia Tassinari, collaboratrice del Corriere della Versilia, redattrice di Fai Notizia,il portale di giornalismo partecipativo di Radio Radicale e candidata al Consiglio Comunale nella lista del Partito Socialista che appoggia la candidatura a Sindaco di Andrea Palestini, come indipendente. Il “furore genocida” risale al tempo in cui Platone, vagheggiando una “Città Ideale”, fecondava, con l’idea della purezza della razza umana, i millenni successivi, culminati con la ferocia nazi-comunista del secolo scorso. Questo principio di morte fu non solo assorbito e codificato nel Diritto Romano, ma riaffermato nel Medioevo Cristiano in cui le levatrici avevano precise istruzioni per eliminare neonati malformati.
Nonostante Gesù Cristo proteggesse e guarisse storpi e ciechi, questi “figli del peccato” - considerati tali dai pagani e dagli ebrei - hanno rappresentato un dramma per molte famiglie: tanto incisivo fu l’influsso di Atene e di Roma sulla nostra civiltà.
Per fare due soli esempi dell’ignominia che ha attraversato fino a qualche lustro addietro ogni strato della società, ricordiamo la recentissima rivelazione del grande scrittore e drammaturgo Arthur Miller che solo verso la fine dei suoi giorni riconosce come un crimine l’aver abbandonato in un Istituto il proprio figlio Down, oggi quarantunenne.Fu il figlio Daniel a voler incontrare chi decise di abbandonarlo senza volerlo vedere più e l’occasione la ebbe in un congresso dopo trentanove anni di segregazione. Preso allora da lancinanti sensi di colpa e prossimo alla fine, lo scrittore lo citò nel testamento. L'intera vicenda è venuta fuori alla fine di agosto 2007, scatenando un uragano di polemiche e di "rivisitazioni" dell'uomo Miller.
Noi, donne e uomini della provincia di Lucca, con questo appello intendiamo difendere la legge sulla tutela sociale della maternità e sull´interruzione volontaria di gravidanza.
Oggi si propone ripetutamente una offensiva tutta ideologica, per il modo in cui si parla dell´aborto, contro la legge 194.
Noi partiamo dal riconoscimento che la legge 194 ha consentito alle donne innanzitutto e alla società italiana di liberarsi dalla piaga dell´aborto clandestino, di ridurre in modo significativo le interruzioni di gravidanza, di agire sulla prevenzione, di avviare serie politiche di tutela della maternità e di affermare l´autodeterminazione delle donne nella scelta di una maternità responsabile.
Per ogni donna, la scelta dell´aborto è dura. L´attacco alla legge 194 parte da chi considera le donne persone moralmente irresponsabili. L´interruzione della gravidanza è una tragedia quando le donne vi sono costrette da altri o da condizioni di vita insostenibili, ma è anche una tragedia quando sono costrette a farlo clandestinamente. Quando una donna può scegliere se dire sì o no alla maternità diventa persona umana, vale a dire un essere morale e smette di essere una femmina della sua specie.
Per questo non si deve tornare indietro.
Nel nostro Paese è diventata coscienza collettiva, ampiamente consolidata, l´idea che l´aborto non è un reato, e non è neppure un diritto. È una decisione che una donna sa prendere, consapevole. È diventato senso comune assai diffuso che la legge 194 non ha incentivato l´aborto, ha garantito assistenza a chi ne ha avuto necessità, e soprattutto si è affidata al senso di responsabilità delle donne che hanno saputo far valere la loro autonomia.
Letizia Tassinari
CITTA' DEL VATICANO