La scalata verso l'obiettivo della assoluta impunità il premier l'ha preparata da tempo e l'ha tentata dopo qualche settimana di dialogo infruttuoso, per lui s'intende.
Col vento in poppa dei sondaggi è partito lancia in resta.
Il tentativo di staccare Veltroni dal corpo legalitario del suo elettorato e da i dipietristi e girotondini con la tattica del bastone ( le bugie sul buco di Roma ) e la carota ( il buon Letta mandato a mediare ) non stava sortendo l'effetto voluto di addomesticare l'opposizione parlamentare ed allora ha impresso una accelerazione al suo progetto , che prevede delle tappe brevi e riavvicinate.
Un gradino dopo l'altro: prima una norma che blocchi tutti i processi in corso per un anno ( che diventa molto di piu' per mille altri adempimenti che salteranno , come accade già ordinariamente…) e tra questi principalmente quelli di Milano (corruzione Mills, diritti televisivi Medusa).
Poi puntando diritto a un disegno di legge che riproponga, riveduto e corretto per evitare i fulmini della Consulta, il famoso lodo Schifani, la legge che nel 2003 fermò per sei mesi tutti i procedimenti contro le cinque più alte cariche dello Stato. Cavaliere compreso, visto che l'attuale presidente del Consiglio rivestiva la stessa carica allora e, per giunta nel semestre di presidente di turno della Ue, vedeva incombergli addosso la conclusione del processo Sme.
Il cammino è segnato, i passi legislativi decisi, i testi di massima già pronti, visto che Niccolò Ghedini, avvocato e consigliere giuridico del premier, ha lavorato mentre il capo di Forza Italia stava all'opposizione. L'unica incognita, e non di poco conto, sta nella Lega che vigila, legge e stanga i tentativi di mandare avanti progetti ad personam che poco piacerebbero al suo elettorato.
O almeno condiziona i suoi via libera a certe garanzie , come quando il governo ha dovuto cedere ai leghisti sui soldi per Roma, una miseria per la capitale , inscenando per coprire l'elemosina il teatrino del falso buco del comune , commedia svelata poi dalla ragioneria dello stato e dalle agenzie internazionali che assegnano il rating, il voto di affidabilità ai bilanci e gli stati patrimoniali anche degli enti locali.
Del resto l'altro giorno RADIO PADANIA era ingolfata di proteste e quindi qualcosa si muove anche dalle parti del popolo delle camicie verdi: se vergogna deve essere, pensano i leghisti , almeno dateci in cambio un po' di federalismo fiscale, obiettivo che Tremonti ha posticipato per l'autunno.
In questo contesto pertanto un certo controllo è avvenuto , con un doppio e pesante intervento di Maroni che ha scongiurato per ora scelte ancor peggiori sia sul fronte dell'uso del patteggiamento, sia quando si è profilata l'ipotesi di piazzare un blocco ancor peggiore e generalizzato dei processi per mandare avanti solo quelli di più rilevante "allarme sociale".
Maroni ha detto ni, al Senato è uscito fuori comunque il pastrocchio ormai a tutti noto ed il decreto andrà avanti com'è, ma non è escluso che Berlusconi torni alla carica. L'obiettivo è troppo importante per chi vuole governare con le mani libere da processi passati e futuri.
Il nodo è semplice : Il Cavaliere vuole evitare che i processi di Milano arrivino a sentenza. È irritato per l'accelerazione imposta nel procedimento Mills in cui è imputato per corruzione giudiziaria per via della falsa testimonianza dell'avvocato londinese. Per fermare le toghe c'è una sola via: prima bloccare il processo poi ricorrere a un nuovo lodo Schifani.
Il piano del fidato Ghedini è perfetto. Intrecciato con le norme sulla sicurezza. Poiché i tribunali sono intasati e la polizia si lamenta che ladri e scippatori, una volta arrestati, ritornano liberi, l'unica via è anticipare quei processi. Per farlo bisogna bloccare, per un anno, tutti gli altri. Compresi quelli del Cavaliere. Anche se sembra che la strategia giudiziaria del Cavaliere abbia subito una battuta di arresto, per il troppo chiasso causato.
Ma la norma congela-processi è lì e poi toccherà al lodo Schifani purgato da quelle anomalie - la violazione del principio di uguaglianza e del diritto di difesa - che costrinsero la Consulta a bocciarlo. Non serve una legge costituzionale, come la Corte disse a gennaio 2004, quindi il premier può andare avanti. Ma prima i suoi processi devono fermarsi. Lega , Napolitano e corte costituzionale permettendo.
E nel nostro piccolo anche noi, l'opinione pubblica , se e in quanto sarà ancora permesso di scrivere contro il padrone di troppa gente.
Il contesto di certe dichiarazioni è illuminante.
Già qualche giorno fa abbiamo avuto contezza delle capacità del successore di Mastella, Angelino Alfano, promosso sul campo da Berlusconi , che ha cosi' rassicurato i cittadini sulle intercettazioni , che secondo lui , al Santa Rita di Milano ( la clinica dell'orrore sovvenzionata da Formigoni che si è accorto solo ora del macello che accadeva : e le ispezioni periodiche ? ) ci sarebbero state anche con la nuova legge , quella che fissa l'asticella ai reati per cui è prevista una pena di più di dieci anni. Il prode Angelino ha riso ed ha detto: "Quelli lì sono finiti in galera per omicidio! Sono super intercettabili, ci mancherebbe altro…". Il povero tapino , li' per caso , evidentemente , ha dimenticato un particolare : le intercettazioni sono state eseguite per "truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche" e per "falso in atto pubblico". Solo in seguito si sono scoperti i presunti omicidi.
Truffa e falso sono puniti con sei anni con la legge nuova , quindi non intercettabili.
Per salvare il suo capo l'Italia si deve trasformare in un Paese di delinquenti a piede libero?
Per intercettarlo i giudici dovranno accusarlo almeno di strage ?
Ecco altre parole rivelatrici , una vera confessione di un suo legale.
"Mettiamo che l'on Berlusconi si sottoponga a questo processo, e mettiamo che non finisca bene per lui… lei pensa davvero che il paese potrebbe sopportare il caos che ne deriverebbe?... Ma si immagina la borsa…?". E' con queste motivazioni che Gaetano Pecorella, componente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, l'altra sera a 'Ottoemezzo' ha difeso l'emendamento 'salva-premier', facendosi portavoce del "buon senso" che anima la maggioranza, in sintonia - è il leit motiv della vittoria - con il "sentire comune del paese". Alla maggioranza non è restato altro dunque che seguire questa congiunzione astrale, per approvare in Senato l'emendamento al pacchetto sicurezza che ferma i processi per i reati commessi prima del 2002.
Che il governo stia campando di rendita sul 'sentire comune' lo testimonia bene il sondaggio di Ipr Marketing per Repubblica.it. di cui qualcuno ha già parlato come fosse la legittimazione per ogni porcheria E' invece un dato indicativo, ne terro' conto ,eccome , ma per un altro scopo.
E' evidente anche agli epigoni del silvio che questa norma bloccherà molti processi i quali, definiti di "minor allarme sociale" sarebbero: corruzioni, estorsioni, rapine, stupri, bancarotta, usura, omicidi colposi per colpa medica o per violazione del codice della strada, associazioni a delinquere...
Mettendo insieme i pezzi, salta agli occhi il paradosso:
la preoccupazione degli intervistati - che li porta a difendere il 'blocca-processi' proprio sulla base dell'aumento della criminalità a fronte di una giustizia troppo lenta - deriva proprio da questi reati appena elencati!!!
E' sintomatica allora una motivazione come quella di Pecorella, che in sostanza non nega il probabile reato del premier (con buona pace della proposta di non candidare alle elezioni chi è sottoposto a giudizio, ma qui siamo ormai su un altro pianeta), ma lo pospone alla stabilità che garantisce.
La volontà di congelare il processo Mills è palese, anche perché non ci sono al contrario altri processi per cui si rileva l'urgenza di questa corsia preferenziale. Mentre ce ne sono di che aspettano ancora che giustizia sia fatta, come il processo per i fatti della Diaz che verrà bloccato. Invece, oltre al danno alla Giustizia sarà la beffa delle lungaggini degli iter giudiziari.
Tutti i magistrati di qualunque orientamento lo sanno bene : molti processi dopo un anno rischiano di ripartire da zero per la necessità di sostituire giudici che nel frattempo hanno cambiato sede o sono andati in pensione, mentre gli uffici saranno costretti a notificare il rinvio a migliaia di persone. Per non parlare di quei processi con più imputati nei quali uno a differenza degli altri decida di arrivare subito a sentenza.
Conclusione:
Un decreto legge con emendamenti 'non pertinento', con effetti pesanti sulla funzionalità della giustizia, in forte odore di incostituzionalità (in riferimento , oltre che al principio di uguaglianza ex art. 3 cost. , agli art. 111 e 112 cost. rispettivamente sul giusto processo in relazione alla eccessiva durata che avrebbero i processi messi da parte e quelli "congelati" e sulla obbligatorietà dell'azione penale che verrebbe meno con la sospensione dei processi " meno gravi").
La palla ora è al presidente Napoletano: si spera che l'aplomb inglese del vecchio migliorista non faccia velo al bisogno di chiarezza.
Uno scatto di reni , Presidente . Non dia partita vinta senza giocare: se vogliono usurpare tutti i poteri almeno lei usi tutti suoi ( pochi) per fermarli!
Aughh! Se non sarà fermato il pazzo generale Custer prima che arrivi alle montagne dei Sioux , saremo noi ad inchiodarlo al little big horn!!!
Noi siamo pochi , ma conosciamo meglio di chiunque altro il terreno dello scontro e non abbiamo paura di morire , a differenza dei visi pallidi costretti a seguirlo, noi scegliamo di combatterlo…
