
Il personale Amministrativo Tecnico Ausiliario delle scuole aretine esporrà opere del proprio ingegno e della propria creatività : foto, dipinti, costumi di scena, bigiotteria, fumetti, disegni, oggetti decorati, incisioni laser su vetro e stoffa.
I dati della prima edizione .
I nomi delle espositrici : Sonia Bicocchi, Cinzia Borsi, Franca Corradini, Maria Chiara Maggio, Osvalda Pucci, Lucia Rogai, Elisabetta Simonti, Orietta Valenti .
Iniziativa collaterale : la realizzazione del calendario 2008 utilizzando le immagini di alcune delle opere esposte.
Le offerte raccolte con il calendario sono andate a beneficio dei bambini della Missione di Hebo in Eritrea.
La mostra ha avuto un grande successo di pubblico.
Positivi gli apprezzamenti sia per l’allestimento nella deliziosa cornice della Filanda, sia per le opere esposte che per lo spirito dell'iniziativa.
Ci auguriamo che anche la seconda edizione abbia un notevole successo.
L’iniziativa sarà realizzata grazie all’associazione A.D.AR. e LA CONOSCENZA RENDE LIBERI
Non è il tempo degli artisti. E' il tempo dello scontro e della paura. Il tempo che soffoca gli artisti. , il regista-rivelazione di Paradise Now, attende che passi la tempesta, che passino i tempi duri, perchè l'arte ritrovi il suo posto.
Il Medio Oriente non ha smesso di essere un campo di battaglia, e parole come pace, riconciliazione, giustizia, sono considerate, da chi vive da queste parti, gli involucri vuoti da usare sotto i riflettori dei vertici, delle strette di mano, dei sorrisi di circostanza.
"Siamo tutti falliti: noi artisti, voi giornalisti. Anche le Nazioni Unite", dice nella sua ampia e semplice casa di famiglia a Nazareth, Galilea, cuore della consistente minoranza araba d'Israele. "Il Potere ha deciso che non c'è spazio, ora, per l'arte, per la moderazione, per il pacifismo. C'è solo spazio per lo scontro, la manipolazione e le paure irreali. E in una situazione del genere, qualsiasi cosa si faccia, è senza peso. Il Potere non ha bisogno di noi, artisti o anche giornalisti o testimoni. E' il tempo dei muscoli e della lotta, e i ruoli come i nostri sono marginali: siamo esclusi, almeno nel breve termine, dall'aver peso nelle decisioni politiche che, pure, riguardano tutti noi."
Sorprende che il senso d'impotenza tocchi un regista come Abu Assad, che è riuscito a portare un tema-scandalo come quello degli attentati suicidi, del conflitto israelo-palestinese, nel tempio di Hollywood. Nella cinquina per il migliore film straniero negli Oscar del 2006, Golden Globe lo stesso anno. Un successo accompagnato da una pletora di premi americani, europei, arabi.
"Sì, non mi sarei aspettato di vincere così tanto. E di essere scarrozzato in limousine. Un contrasto feroce con la realtà della Cisgiordania, di Nablus, dove Paradise Now è stato girato, e dove per sei mesi ho messo in pericolo ogni giorno la mia vita e quella della troupe."
Per Hani Abu Assad, dunque, questo non è il tempo degli artisti, anche se il grande salto nel cinema di Hollywood, il regista palestinese lo ha fatto: sta girando un film con Nicholas Cage, ambientato a Berlino, che parla di un padre alla ricerca di suo figlio, dato per disperso.
"Sto girando anche un corto di tre minuti per l'Onu, per celebrare
Tragicomico è anche il commento di un uomo che, proprio grazie all'exploit di Paradise Now, nel 2007, è stato messo al quarto posto tra i cento arabi più influenti. "Altro che celebrare
E allora, che spazio c'è, per uno come lui, passaporto israeliano, tanti anni trascorsi in Olanda e una formazione cinematografica europea, che parla della sua identità palestinese come di un "caso che non riguarda Israele e Palestina, ma che riguarda il principio di non esclusione, il diritto all'eguaglianza ed alla condivisione"?
"L'unica cosa che posso fare è continuare il mio lavoro di regista, a girare film che rimangano nella storia", dice. "La mia unica speranza di regista palestinese è che queste mie storie diventino una sorta di metafora della tragedia reale, che è grande e complessa. Iniziata in Europa, con il crimine commesso sugli ebrei, con il risveglio dell'Europa e la consapevolezza di quel crimine, che ha portato l'Europa a commetterne un altro. Creando uno Stato ebraico senza prendere in considerazione il fatto che ci fosse un altro popolo, quello palestinese, che viveva qui. Risultato: una parte dell'Europa adesso si sente doppiamente in colpa".
Dal conflitto, dunque, non si scappa. Come se sugli artisti palestinesi gravasse un destino tutto particolare, quello di fare arte solo attorno alla propria questione politica. Una sorta di gabbia senza uscite.
"Ma io sono parte di questa tragedia. E non si può fuggire dalla propria esperienza, a meno che non si voglia fare solo spettacolo", spiega senza enfasi. "Io voglio fare arte, e l'arte è ciò che ti tocca da vicino: cioé la mia tragedia. La faccia dominante dell'arte palestinese, è vero, è chiusa nella trappola dell'autocommiserazione, che non fa trascendere la propria arte e la rende universale. Piena di significati più complessi che non siano solo la propria sofferenza. E guardare gli altri che soffrono provoca pietà nello spettatore. Non fa sentire, invece, che gli altri sono eguali a noi."
Sa che le cose che dice in Europa possono non essere considerate moderate.
"Ma chi s'arroga il diritto di decidere, anche per me, cos'è moderato, razionale, oppure - al contrario - cos'è intransigente? Ora le spiego quanto io sia moderato, nelle mie posizioni. Sulla mia terra, la terra della mia famiglia, vive una famiglia di israeliani ebrei. Ebbene, su quella terra, la mia terra, possono rimanere per sempre. Ma da eguali. Non da persone superiori a me."
Evviva la meritocrazia, che ancora una volta è venuta a mancare. Ricordate il professore che, fumando in classe, venne ripreso con un cellulare e messo su YouTube?Appuntamento culturale al Centro Congressi del Principe di Piemonte dell'associazione Occidens. Dopo il successo dei consensi per l'incontro dello scorso anno a Palazzo Pretotrio di Lucca, il Presidente del Senato Marcello Pera e il Vice Direttore del Corriere della Sera Magdi Allam, si sono trovati di nuovo per un incontro voluto ed organizzato dal Presidente dell'Associazione Alessandro Gabriele.
In una sala “blindata” si sono ritrovati in tanti per incontrare il noto giornalista e scrittore costretto a vivere sotto protezione per le minacce di frange estremiste islamiche dopo essersi convertito alla religione Cattolica. Il tema affrontato quello dell'Immigrazione, dell'Integrazione e della Sicurezza.
La scelta “logistica” Viareggio non è stata una scelta fatta a caso, come ha detto il Presidente Gabriele. “ Il quadro sociale piu' ampio tocca profondamente la Versilia- ha affermato. A Viareggio come in tutta Italia “ esistono ancora importanti principi morali della civiltà occidentale da preservare, e si deve continuare a far sentire la loro voce contro integralismo e relativismo”. Per integrare un popolo, o piu' popoli, per il dottore Marcello Pera, occorre porsi due domande: “ Integrare chi con chi e integrare chi con cosa?”. Quindi innanzi tutto chiedersi “ chi siamo noi , riprenderci la nostra identità e non transigere sui nostri principi, senza avere timore di affermarli e difenderli”.
Pera, nel suo discorso, fa un breve riferimento anche a tutti quegli intellettuali , docenti e studenti della Sapienza a Roma, che hanno impedito al Papa il suo ingresso per le celebrazioni dell'inaugurazione dell'anno accademico: “ I docenti firmatari all'inizio erano solo 67, saliti nei giorni successivi a 1500. Su un totale di 4500, se la maggioranza si fosse dichiarata a favore, avrebbero bloccato sul nascere l'iniziativa dei solo 67. Se non lo hanno fatto è per una loro “collusione”.
Stare zitti non è stato sicuramente un atteggiamento virtuoso”.
Hanno fallito i modelli di integrazione inglese,multiculturale, e quello francese, assimilazionista e per Pera “ deve vincere l'identità cristiana giudaica, e fare politiche su noi stessi, per elevarci a modello credibile da rispettare, a punto di riferimento per chi viene nel nostro Paese”.Immigrazione e integrazione secondo regole, insomma. Dove il problema sicurezza nasce solo se si fallisce nel saper integrare. Magdi Allam, applauditissimo, attacca duramente l'attuale Governo uscente, in particolare il Ministro Paolo Ferrero.
“ Un Ministro che ha istigato gli immigrati a scendere in pazza contro gli Italiani, definendoli razzisti. Un Ministro, che in quanto tale rappresenta la legalità, che si è addirittura proclamato il “Ministro del clandestini”, che sono la illegalità”.
“ Se qualcuno bussa alla nostra porta per chiederci ospitalità – ha affermato il giornalista scrittore – deve rispettare le regole della nostra casa, cosi' come chi entra nel nostro paese deve rispettare le regole della nostra legge, prima tra tutte la Costituzione, e la nostra cultura”.
Magdi Allam racconta alla platea di una sua visita a Parma e del progetto che il sindaco della città aveva approntato, un programma di insegnamento di lingua e cultura italiana per i 17.000 emigrati presenti sul territorio parmense,al quale parteciparono solo in 5. “ I corsi si devono fare nel paese di origine. Sarebbe un investimento produttivo- ha sottolineato.
Non sono mancati riferimenti alle Istituzioni sia nazionali che locali che devono garantire ed assicurare che i luoghi di culto islamico, ben 750 oggi in Italia, siano solo luoghi di preghiera, spazi di spiritualità dove si diffondano valori e regole del comune e civile vivere”.
Molte le domande dei partecipanti all'incontro durante il dibattito. Magdi Allam è stato categorico: “ Bisogna definire le regole, che devono essere rispettate a prescindere dalla propria etnia e dalla propria religione”. Presente in sala, in prima fila, il candidato Sindaco Luca Lundardini, anche come iscritto alll'Associazione Occidens, il quale ha ringraziato sia Pera che Allam per aver accettato l'invito ed ha promesso ai suoi elettori di farsi “paladino” di tutti quei valori e regole che appartengono alla cultura del mondo occidentale e cattolico.

La Svizzera ha risposto no alla richiesta di asilo politico dell'economista napoletano Sergio Sedia, 34 anni, che aveva presentato una domanda al Cantone Ticino invocando il pericolo costituito dai rifiuti napoletani per sé e per sua moglie incinta. Sedia intende fare ricorso. I

| Prodi, no conferenza stampa finale |
| Vuole tener fede al principio di non dare vantaggi indebiti |
(ANSA) - ROMA, 28 MAR - Il presidente del Consiglio Romano Prodi rinuncia alla conferenza stampa finale al termine della campagna elettorale.Secondo quanto si apprende in ambienti di Palazzo Chigi Prodi rinuncia per tener fede al principio che il capo del governo non dovrebbe chiudere una campagna elettorale dando un 'indebito vantaggio' alla sua parte politica. Vantaggio che il professore contesto' nel 2006 all'allora presidente del Consiglio Berlusconi. |

| Bush, Cina parli con Dalai Lama |
| Il presidente non aveva parlato dell'argomento fino adesso |
(ANSA) - WASHINGTON, 28 MAR - Il presidente Usa George W. Bush ha detto oggi che e' 'interesse del governo cinesi parlare con i rappresentanti del Dalai Lama'. Bush ha detto anche, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, di aver sollecitato il presidente cinese Hu Jintao, in una recente conversazione telefonica, a 'usare moderazione' nell'affrontare le proteste nel Tibet. Fino adesso Bush solo aveva espresso il suo pensiero sul Tibet attraverso i portavoce. |

| Alitalia: Prodi, avanti con AF |
| Nei prossimi giorni sapremo se si puo' concludere o no |
(ANSA) - FRIBURGO (GERMANIA), 28 MAR - Le trattative con Air France continuano afferma il presidente del Consiglio Romano Prodi. E' arrivato il momento di una 'analisi approfondita' per la vendita di Alitalia. 'Le trattative continueranno, sapevamo fin dall'inizio che non erano facili e l'analisi sara' approfondita. Nei prossimi giorni sapremo se c'e' una possibilita' di conclusione o no. I sindacati hanno cominciato solo da poche ore a prendere in esame la proposta Air France'. |
) danno il divario in aumento.
qui a fianco riportato, un tale C.A. (per riservatezza visto le drammatiche condizioni vissute dallo stesso e la causa in corso contro Madre Natura da lui promossa non pubblico il nome per intero) ,state attenti alla mozzarella alla diossina, causa danni gravi e permanenti......
, io ho interpellato persino il Dottor House per il povero C.A. ma persino House ha rinunciato.....

Una volta donna faceva rima con gonna. Anche ora.
Solo che nel mondo telematico di internet donna fa rima con web. Insomma una giro di parole per presentare la quinta edizione, “stagione” come preferiscono chiamarla, del concorso nazionale “DonnaèWeb”. Sono 1250, su oltre 1500 iscrizioni pervenute, le candidate tra tutte le donne che utilizzano la rete per comunicare e crescere professionalmente.
Il premio, unico in Italia, ogni anno mette in competizione i migliori talenti femminili della rete. Quest’anno la novità principale riguarda le categorie del concorso, che diventano “professionali”, riguardano cioè il contributo femminile nel project management, nella programmazione, nel web design, nel web content all’interno della realizzazione di un sito web.
Accanto ai premi di categoria ci sono alcuni premi speciali che le finaliste si contenderanno a Viareggio il prossimo sabato 29 marzo. La giornata conclusiva sarà caratterizzata da una serie di incontri tra donne provenienti da tutta Italia sui temi più urgenti legati all’innovazione tecnologica e alla comunicazione in internet, dalla presenza di una bancarella di libri scritti da donne presenti alla manifestazione, da workshop rivolti agli studenti delle scuole superiori del territorio. Il momento clou della manifestazione è rappresentato dalla cerimonia di consegna dei premi DONNAéWEB 2008, da sempre ricca di tensione e di emozione. Quest’anno ad officiare la cerimonia è stata chiamata Loredana Lipperini. Giornalista, scrittrice, conduttrice televisiva e autrice per la radio e per la televisione italiana. Giovanissima, ha diretto l'agenzia di stampa “Notizie Radicali” ed è stata fra i primi conduttori di Radio Radicale.
Non è tutto ogni edizione di DONNAéWEB contiene un premio speciale: è quello assegnato da una giuria di giovani provenienti dalle scuole superiori del territorio. Dopo le operazioni di voto, che si svolgeranno la mattina di sabato 29 presso il Centro Congressi Principe di Piemonte a Viareggio. C’è anche una sezione dedicata ai libri. Ospiterà cinque libri pensati, scritti e talvolta anche editi da donne, con la presenza delle rispettive autrici.
"L'uomo che ricordo era questo palestinese alto, magrissimo, forse neppure cinquantenne. Sfilava di fronte a me nella colonna di profughi che abbandonavano le proprie dimore carichi delle solite cose da profughi, puoi immaginare; ma lui reggeva sulla spalla destra un pesante secchio colmo di qualcosa, e per questo fu fermato da alcuni soldati israeliani e perquisito. Volevano vedere cosa c'era lì dentro, armi forse? No, c'era della terra, della terra e basta, solo terra.
Gliela riversarono ai piedi, la sparsero, la guardarono a lungo, poi gli fecero cenno di andarsene. Lui si chinò e freneticamente tentò di rimettere quella terra nel secchio, ma lo spintonarono via. Fu allora che gridò. Urlò che quella era la sua terra, la terra su cui era nato, era la terra dell'orto che lo aveva nutrito e che prima di lui aveva nutrito tutta la sua famiglia. La voleva portare via con sé.
Capisci ora la tragedia di questo popolo? I contadini palestinesi vivevano in una simbiosi uterina con la loro terra, essa era la madre, la culla, la vita e il luogo del riposo mortale. Era tutte le cose. Gliel'abbiamo strappata zolla per zolla, senza pietà.
Ricordo ancora che quel pover uomo fu visto più di una volta tornare a notte fonda al suo ex villaggio e furtivamente avvicinarsi alla rete di recinzione che l'esercito aveva innalzato; vi si accovacciava contro e lì stava per qualche minuto, poi spariva. Lo sai che cosa veniva a fare? Infilava il braccio destro nella rete e tentava ancora di curare quelle poche piante di ortaggi che riusciva a raggiungere dall'altra parte."
[Akiva Orr, ex soldato israeliano]
segnalazione di Ibrahim 'abd an-Nur Gabriele Iungo
"A dar retta ai mass-media, il problema casa in Italia sembra essere svanito, al massimo relegato al rango di ordine pubblico quando si vuol parlare di extracomunitari o di nomadi. Invece, in realtà la situazione continua ad essere drammatica.
Ancora una volta i mass media adempiono alla loro funzione di mezzi di "disinformazione".