La regione Campania deve 100 MLN di euro alle Ferrovie dello Stato, perchè non ha mai pagato il trasporto dei rifiuti.| Marini: cerco consenso politico |
| Sentiero stretto ma non escludo si apra qualche spiraglio |
(ANSA) - ROMA, 31 GEN - 'Cerco un ampio consenso politico e non personale' chiarisce il presidente incaricato Franco Marini prima di avviare le consultazioni. Il presidente del Senato afferma di puntare ad un accordo vero sulla legge elettorale con l'obiettivo di limitare la frammentazione e dare stabilita' alle istituzioni. Quindi ribadisce che il suo compito e' gravoso ma non impossibile che, nonostante il sentiero sia stretto egli non dispera che si possa aprire qualche spiraglio. |
"Il centrodestra era la mia casa naturale. Ma io non ci sto più, esco perchè non garantisce più la selezione della classe dirigente". Esordiva così ieri Mario Baccini in un'intervista, rimarcando un'idea già palesata dallo studio di Omnibus (LA7) la mattina stessa. Avevamo anticipato la notizia segnalando la crisi in casa UDC tra le righe della nostra diretta dal Quirinale e, proprio in seguito alla scelta del partito di Cesa di non appoggiare un eventuale esecutivo provvisorio di Marini, prima solo Mario Baccini e, in seguito, Bruno Tabacci hanno deciso di tagliare i fili con la formazione politica di Casini rivelando l'intento di dar vita a una nuova formazione politica autonoma.
(di Lirio Abbate)
Gli italiani visti con gli occhi di altri italianiIl ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più. Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur.
L’Udeur, in quanto partito votato dall’ 1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico. Si chiama „Il Campanile“, con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa cinquemila copie, ne distribuisce 1500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano al collega Marco Lillo dell’Espresso, che ha fatto un’inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un’altro nei pressi di Largo Arenula.
Dice ad esempio il primo: “Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!“. A che serve allora -direte voi- un giornale come quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa. Ogni anno Il Campanile incassa un milione e 331mila euro. E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro? insisterete ancora voi.
Che farà? Anzitutto l’editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40mila euro all’anno. Sapete con chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all’Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete. Che c’entra? Se è bravo… non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche. Ma andiamo avanti.
Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98mila euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell’ordine. Tra l’altro, Elio Mastella è appassionato di voli.
Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di Formula Uno di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull’aereo di Stato? L’esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva! Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile?
Gli ultimi biglietti d’aereo (con allegato soggiorno) l’editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell’Udeur. Siamo nell’aprile del 2006. Da allora -assicura l’editore non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile.
Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l’inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio lui! Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141mila euro per rappresentanza e 22mila euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti.
Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta. Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per duemila euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico.
Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l’angolo della villa del ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell’ubiquità.
La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l’Inail, e a quanto è stata affittata all’editore, Clemente Mastella. Chi l’ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d’assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.
| Prodi, lascio una bella eredita' |
| Premier rivendica risultati governo ma non parla della crisi |
(ANSA) - LONDRA, 29 GEN - 'Mi sento benissimo e lascio una bella eredita'...'. Romano Prodi difende con forza l'operato del suo Governo. L'ex premier preferisce non entrare nel merito delle consultazioni e si concentra sui risultati in campo economico ricordando in primo luogo la lotta all'evasione: una lotta 'che va avanti in modo serio', aggiunge chiarendo che non vi sono stati aumenti delle tasse e che in alcuni settori queste sono anche diminuite mentre 'sono cresciuti i nuovi introiti'. |

Si dice che coloro che ricordano il Nome del loro Signore (man dhakara'Sma Rabbihi) siano destinati al Paradiso, alla prossimità al Creatore. Ricordo (dhikr) è l'invocazione frequente (du'a), ma anche un lavoro ben fatto; è l'impegno a riconoscere ogni giorno la Dignità divina, ma anche lo sforzo quotidiano di rinnovare la propria dignità umana. La freschezza del ricordo, la sua genuinità, è data dalla misura in cui questo informa di sé l'intera vita del credente.
Allo stesso modo, l'invito a meditare le vicende degli uomini e dei popoli non s'esaurisce mai nell'erudizione storiografica; la storia deve inseminare l'identità, così come ogni progetto deve fondarsi sulla memoria. Una conoscenza sterile è un sapere morituro, marcescente.
Celebrare la memoria è sempre una scommessa fallimentare, tanto più velleitaria quanto maggiore è il clamore con cui la si decreta. La commemorazione, infatti, è un processo sempre aperto, un movimento che ha origine nell'evento ed ha termine nella sua dimenticanza; la sua istituzionalizzazione introduce piuttosto un'abitudinarietà anestetica, impersonale, in virtù della quale l'esperienza testimoniale si fa discorso pubblico, viene iscritta su lapidi e pagine, presto ricoperte da edera e polvere, ed oblio.
Checché se ne dica, un memoriale laico non può fondare nessuna religione civile: gli manca la ritualità calendariale, quella periodicità simbolica che rende le festività religiose pietre miliari su un percorso comunitario coerente, anziché soluzioni di continuità tra muti segmenti dissonanti.
L'odierna cultura dell'istantaneità pubblicitaria rappresenta, d'altronde, il primo e migliore ostacolo alla reale costituzione di un orizzonte memoriale duraturo, condiviso e comprensibile.
Ciò non equivale a denunciare l'intrinseca ipocrisia o l'inutilità di qualsivoglia opportunità commemorativa, quanto a segnalare l'urgenza di un rapido ripensamento. A partire dal fatto che la memoria non è questione di volontà, ma di sensibilità; non è possibile un'etica della memoria che prescinda da un'estetica del ricordo.
E' necessaria, anzi tutto, un'immediata moratoria della demagogia politica, della retorica istituzionale; non si rievoca una ferita con un batuffolo di cotone. Pace, dialogo e civiltà non riguardano la Shoah; varcare un cancello di filo spinato non inaugura l'attesa di una nuova primavera: la retorica dell'auspicio finisce per rappresentare la più subdola delle censure.
In fondo, il martirologio è un preludio della dissacrazione; un calendario disseminato di santi ha finito per incoraggiare la dimenticanza dei loro volti, delle loro virtù: ci hanno pensato loro ad essere testimoni; la questione è archiviata, e l'imitatio è privilegio, appannaggio di epoche eroiche.
Il trauma della tragedia deve invocare invece un'autocritica incessante, essendo qualcosa che incessantemente ci riguarda. Il senso della memoria è la sua attualità, la responsabilità che quotidianamente ci delega, c'addossa, c'affida; è la potenza riformatrice che inocula nel tempo presente, inamovibile capo d'accusa dinanzi a se stessi ed alla storia intera.
A fronte di troppe chiacchiere di circostanza, ciò suggerisce piuttosto un silenzio greve, turbato, penosamente meditabondo, che non abdicando alla sequela testimoniale s'impieghi piuttosto a ridarle la dignità dei racconti attorno al fuoco, di vite modellate attorno a principi terribilmente concreti, umani, imminenti.
In tal senso, raccogliere la Memoria in un Libro sembra un'iniziativa tanto utile quanto pericolosa. Mentre ci poniamo il problema di stilare una raccolta bibliografica sulla Shoah, dobbiamo domandarci come agire la sua conservazione, come incarnare la sua permanenza.
Ho in mente tre titoli che potrebbero concorrere a tenere in considerazione quest'esigenza.
Israele e la Shoah; Idith Zertal, ed. Einaudi.
Il testo ripercorre le diverse, contrastanti forme che la memoria della Shoah assunse nell'ambito della cultura e della politica israeliane. Riflettere sui modi e gli sviluppi, e talora, addirittura, sugli obiettivi della memoria, è almeno altrettanto importante della meditazione sui suoi contenuti.
Uomini comuni; Christopher R. Browning, ed. Einaudi.
Il libro analizza lo sterminio di alcuni deportati polacchi da parte di alcuni soldati nazisti, provenienti dai ceti più diversi della società tedesca. Uomini comuni: ecco, i carnefici. Ogni lettore, ogni gruppo umano è personalmente interrogato dall'abnormità dell'efferatezza; sono gli anfratti meno esposti delle coscienze a celare il terrificante baratro della disumanità.
Shoah; Claude Lanzmann, ed. Einaudi.
Imponente opera cinematografica edita ormai ventidue anni fa, in Francia; oggi disponibile sia in Dvd - nove ore complessive di riprese - sia nella trascrizione cartacea. La testimonianza non è sorretta da alcun tessuto narrativo, argomento, glossa; è la nuda, buia parola di chi non s'è mai allontanato, di chi non ha mai varcato quei cancelli aperti, sommerso benché salvato.
Quegli stessi cancelli, violati il 27 gennaio 1945, non domandano affatto di essere "chiusi per sempre"; non invocano sorveglianza, né celebrazioni o fiaccolate. Esigono invece d'essere oltrepassati, e che ci s'addentri, stravolti, nell'umido, doloroso silenzio della tragedia, avendo il coraggio, la disperata pazienza di non scrollarcene. Domandano di guardare ancor oggi con gli occhi pesti e le membra dolenti di coloro che non vogliono rassegnarsi a tollerarne l'insopportabile ferocia; invocano sommessamente di trarre in salvo coloro che ancora e sempre vi albergano, annientati, ammutoliti.
A seguire il mio programma elettorale semi-scherzoso ecco una traccia di programma elaborata dal ghost writer MZUNGU.
1- Presidente della Repubblica eletto a suffragio universale diretto
2- Funzione legislativa ad una sola Camera con un deputato per 200mila abitanti (300 deputati)
3- Senato organo consultivo con poteri di veto solo in politica estera (trattati internazionali) e militare(invio di forze militari all’estero se non in ottemperanza di trattati sottoscritti)
Ridotto,sempre su base regionale,ad un senatore ogni 400mila abitanti (150 senatori)
4- Ministri con portafoglio max 12
5-Non sono consentiti ministeri senza portafoglio. Incarichi ad hoc possono essere consentiti al Governo,ma solo con chiare delimitazioni di competenza e di tempi. Comunque mai a livello di Ministro.
6- Sottosegretari con delega max 36
7- Eliminazione delle Provincie.
8- Revisione dei poteri delle Regioni,con particolare riferimento a rapporti diretti con l’estero.
9- Ineleggibilità a Parlamento e Consigli Regionali e Comunali dei condannati in via definitiva a pene superiori ai cinque anni di reclusione. Dopo la condanna in primo grado l’incarico è sospeso in attesa della definitiva. Inibizione a ricoprire cariche pubbliche ai condannati per reati particolarmente gravi(banda armata,lesioni gravi,omicidio) anche in caso di pena scontata.
10-Eliminazione del quorum dai referendum ed obbligo del Governo di emanare entro sessanta giorni dai risultati decreti e tutti gli strumenti amministrativi necessari per attuare le leggi come risultate proposte o modificate dal referendum.
11- Riforma della magistratura con separazione completa delle carriere (come in tutto il mondo)
12- Responsabilità personale civile e penale dei magistrati,in particolare nei casi di diffusione di documenti privati (intercettazioni) o coperti da segreto istruttorio. Promozioni solo per merito. Possibilità di nomina nuovi magistrati dal Presidente su proposta del Governo ed approvata dalla Camera,tra persone particolarmente meritevoli.
13- I magistrati responsabili della applicazione della Gozzini, prima di sottoscrivere benefici devono avere almeno tre colloqui diretti col detenuto per valutarne se meritevole.
14- Revisione delle disposizioni in materia fiscale che prevedano una casistica di detenzione in casi di evasione fiscale grave e/o recidiva.
15- Legge che regolamenti il diritto di sciopero in modo da ridurre al minimo gli inconvenienti ai cittadini nel godimento dei diritti individuali. In particolare inasprimento e perseguimento d’ufficio del reato di interruzione di pubblico servizio.
16- Valutazione meritocratica nella gestione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni,con possibilità di retrocessione e di licenziamento nei casi più gravi di incapacità ed assenteismo. Revisione in senso restrittivo delle regole vigenti in materia di assenteismo.
17- Revisione in senso restrittivo del Codice della Strada. Per determinati reati(ubriachezza,eccesso di velocità,ecc) che causano morte o lesioni gravi,ritiro definitivo della patente.
Fatta la premessa con il post precedente sostengo con forza che nessun cambiamento serio e radicale è possibile se non viene decimato l’apparato burocratico, limitato il suo potere ed i suoi costi … provo, un poco alla rinfusa a scrivere questo programma.
per ora basta così…..aiutatemi voi ad aggiungere,modificare….
Franca Corradini
| Cassazione su politico 'buffone' |
| Annullata sentenza di condanna per cittadino Poggio Mirteto |
(ANSA)ROMA, 28 GEN- Se un politico non mantiene le promesse fatte agli elettori, non e' reato dargli del 'buffone'
Non si tratta infatti di critiche alla persona ma all'operato politico-amministrativo. La Cassazione ha annullato cosi' con rinvio una sentenza di condanna per ingiuria, del tribunale di Poggio Mirteto, per un cittadino che durante un'assemblea pubblica, aveva interrotto il discorso del sindaco chiamandolo 'ridicolo e buffone'. |
Il settimanale 'New Yorker' dedica, nel suo numero di domani, un lungo profilo al comico Beppe Grillo, definendolo "il Michael Moore italiano" e raccontando le sue numerose iniziative per mettere a nudo la inefficienza e la corruzione della classe politica italiana.